Corte di Giustizia: la tutela della proprietà intellettuale nei mercati anche on line

Tra le fonti interpretative la giurisprudenza comunitaria è una realtà consolidata e generativa di overrulling. In materia di intellectual property law la Corte di Giustizia è stata investita di questioni che, in punto di diritto, hanno avuto riflessi interpretativi rilevanti nel nostro ordinamento ( si pensi a C-470/14 ,09/06/2016, in tema di equo compenso destinato all’autore; oppure  C-99/15, 17/03/2016, che ha riconosciuto il danno morale alla persona lesa del suo diritto di proprietà intellettuale).

La Corte di Lussemburgo con la sentenza CORTE DI GIUSTIZIA UE, SEZ. II – SENTENZA 7 luglio 2016, n.causa C-49 ( in fondo all’articolo puoi scaricarla in forma esplicata) si è interessata di delineare se il locatario di aree di mercato fosse o meno un intermediario ai servizi di vendita. Qualificata la figura del locatario i Giudici si sono interrogati sulla natura giuridica dell’intermediario fornendo la seguente interpretazione: “Affinché un operatore economico possa essere qualificato come «intermediario», ai sensi di tali disposizioni, occorre dimostrare che egli fornisce un servizio idoneo ad essere utilizzato da una o più altre persone per violare uno o più diritti di proprietà intellettuale, senza che sia necessario che egli intrattenga un particolare rapporto con questa o queste persone”. L’intermediario, dunque, non necessariamente si pone in rapporto con i fruitori del servizio. Si pensi, aggiunge la Corte, al fornitore d’accesso al sito internet per l’esercizio del commercio elettronico che può essere qualificato come intermediario. Tuttavia egli non è tenuto al controllo delle attività commerciali, ne tantomeno sui prodotti oggetto di scambio. L’intermediario, in altre parole (sia esso fornitore di un servizio di accesso ad un sito, ovvero un locatario di aree destinate a punti vendita) non è tenuto al controllo sugli scambi commerciali che avvengono nelle aree a ciò destinate; quand’anche egli sia stato il fornitore dell’area ( virtuale o reale). Non passa certo inosservata la circostanza che l’intermediario che fornisce un servizio di locazione (o sublocazione) a terzi di spazi commerciali renda (quantomeno) possibile la vendita di merci contraffatte. Questa circostanza va letta unitamente con il considerando 10 della Direttiva 48/2004 che esalta la protezione  del diritto di proprietà intellettuale. Per questi motivi la sentenza fatte queste premesse afferma che l’intermediario, sebbene non sia obbligato ad esercitare il controllo sugli scambi commerciali, è comunque tenuto ad una serie di “doveri di precauzione”. Questi doveri di precauzione non sono individuati nella pronuncia ma sono facilmente intuibili: si tratta di tutta una serie di comportamenti finalizzati ad evitare che nell’area di scambio vengano commercializzati prodotti contraffatti. Obblighi di protezione che possono implicare l’ingiunzione di misure configurate in maniera tale da consentire la realizzazione degli obiettivi fissati dalla Direttiva 48/2004; misure efficaci, dissuasive, equi e proporzionate. Ma ogni provvedimento deve essere espressione di un giusto equilibrio, ecco perché la Corte aggiunge che “ogni provvedimento ingiuntivo, ai sensi dell’articolo 11, terza frase, della direttiva 2004/48, può essere adottato soltanto se garantisce un giusto equilibrio tra la protezione della proprietà intellettuale e l’assenza di ostacoli al commercio legittimo”.

La seconda questione di cui si occupa la Corte attiene all’estendibilità delle premesse appena fatte anche al commercio elettronico. In altre parole i Giudici Lussemburghesi si sono interrogati sul se l’art. 11 della Direttiva 48/2004 che delinea i presupposti per l’emissione delle ingiunzioni possa applicarsi anche agli intermediari di uno spazio commerciale online. La sentenza richiamando il precedente del 2011 (sentenza del 12 luglio 2011, L’Oréal e a (C324/09, EU:C:2011:474) afferma il seguente principio di diritto: “l’articolo 11, terza frase, della direttiva 2004/48 deve essere interpretato nel senso che i presupposti ai quali è subordinato il provvedimento ingiuntivo, ai sensi di detta disposizione, rivolto a un intermediario che fornisce un servizio di locazione di punti vendita in un’area di mercato, sono identici a quelli relativi ai provvedimenti ingiuntivi che possono essere rivolti agli intermediari su uno spazio commerciale online”

Scarica qui il testo della sentenza esplicato nei passaggi fondamentali CORTE DI GIUSTIZIA UE, SEZ. II – SENTENZA 7 luglio 2016, n.causa C-49