Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 12 maggio – 24 giugno 2015, n. 13087

Lo spirito di liberalità e i contratti a titolo gratuito, un difficile rapporto

E’ noto che “Sono privi di effetto rispetto ai creditori, se compiuti dal fallito nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, gli atti a titolo gratuito, esclusi i regali d’uso e gli atti compiuti in adempimento di un dovere morale o a scopo di pubblica utilità, in quanto la liberalità sia proporzionata al patrimonio del donante” (Art. 64, RD 16/03/1942, n. 267). Cass 24 giugno 2015, ritiene che

La Corte, nella pronuncia che segue, ritiene tra gli atti a titolo gratuito possa ricomprendersi anche l’immobile “donato” da un coniuge all’altro coniuge in vista della separazione. La giurisprudenza più recente ha ben chiarito che occorre distinguere non solo tra negozio a

titolo gratuito e negozio a titolo oneroso, ma anche tra gratuità e liberalità (Cass., sez. I, 5 dicembre

1998, n. 12325, m. 521419). In particolare l’assenza di corrispettivo, se è sufficiente a caratterizzare

i negozi a titolo gratuito (così distinguendoli da quelli a titolo oneroso), non basta invece ad

individuare i caratteri della donazione, per la cui sussistenza sono necessari, oltre all’incremento del

patrimonio altrui, la concorrenza di un elemento soggettivo (lo spirito di liberalità) consistente nella

consapevolezza di attribuire ad altri un vantaggio patrimoniale senza esservi in alcun modo

costretti, e di un elemento di carattere obbiettivo, dato dal depauperamento di chi ha disposto del

diritto o ha assunto l’obbligazione.

Si può avere perciò un atto che, benché gratuito, non è manifestazione di liberalità. Ma secondo la

giurisprudenza, la valutazione di gratuità od onerosità di un negozio, ai fini dell’art. 64

64 legge fall.,

«deve essere compiuta con riguardo alla causa, e non già ai motivi dello stesso, con la conseguenza

che deve escludersi che atti a titolo gratuito siano quelli, e solo quelli, posti in essere per spirito di

liberalità, essendo lo spirito di liberalità richiesto per la donazione (art. 769 c.c.), mentre non è

indispensabile negli altri contratti a titolo gratuito, che sono quelli in cui una sola parte riceve e

l’altra, sola, sopporta un sacrificio, unica essendo l’attribuzione patrimoniale» (Cass., sez. I, 2

febbraio 2006, n. 2325, m. 588025).

 

Cass 12 giugno 2015 n. 12205 gratuità onerosità

 

 

 

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