Nesso di causalità e responsabilità medica

Corte di Cassazione sentenza 20 aprile 2017 n. 19033

Il tema dell’interruzione del nesso causale dovuto ad interventi medico chirurgici si delinea come una delle principali questioni di cui si occupa la giurisprudenza penale.

La fattispecie maggiormente esaminata dai Giudici di merito e di legittimità riguarda il caso dell’intervento medico a seguito di incidente stradale. La questione, in termini generali, è sintetizzabile nel quesito, posto alla Suprema Corte: in che modo si qualifica l’errore medico che si innesta sul decorso causale?

Il dubbio, conseguentemente, si dipana in due possibili evenienze: l’errore del sanitario interrompe o meno il nesso causale tra l’incidente e l’evento?

Questi sono i tratti salienti della questione giuridica.

L’interprete, poi, esaminando la fattispecie concreta ( per come emerge dall’evidenza probatoria) è tenuto a calare nella vicenda le regole che più opportunamente vi si attagliano.

Con la consapevolezza che l’esame del nesso causale attiene al fatto tipico, prescindendo, prima facie, dalla colpevolezza. Dunque, l’assenza di nesso causale tra condotta ed evento esclude a priori il fatto tipico.

Nel caso di specie, ripercorrendo l’iter giudiziale, la Corte d’appello, ha parzialmente riformato la sentenza del Tribunale di primo grado, con la quale l’autore del sinistro era stato condannato per il delitto di cui all’art. 589 co. 1 e 2, cod. pen., rideterminando la pena e la sanzione amministrativa accessoria.

La Corte territoriale, rilevata la incontrovertibile ricostruzione della dinamica del sinistro addebitabile alla esclusiva responsabilità dell’imputato, non ha condiviso la tesi difensiva secondo cui dalla stessa relazione di consulenza tecnica del P.M. sarebbero emersi elementi per ritenere che il decesso della D.V. sarebbe stato conseguenza della condotta commissiva dei sanitari che sottoposero la predetta ad intervento chirurgico.

Sul ricorso proposto dall’imputato la Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata nel senso di ritenere che l’eventuale errore dei sanitari  nella prestazione delle cure alla vittima di un incidente stradale non può ritenersi causa autonoma ed indipendente, tale da interrompere il nesso causale tra il comportamento di colui che ha causato l’incidente e la successiva morte del ferito.

I Giudici di legittimità giungono al suesposto principio di diritto principiando dal presupposto secondo cui l’intervento del sanitario, trattandosi di fatto tipico e prevedibile, s’inserisce perfettamente nella sequenza causale originata dall’azione offensiva dell’agente.

Rispetto alla condotta dell’autore del sinistro, quindi, il comportamento del medico assume natura di semplice momento di normale evoluzione dei fatti.

Il punto nevralgico dell’analisi giuridica esposto dalla pronuncia si può sintetizzare nel seguente passaggio “in tema di rapporto di causalità, non può ritenersi causa sopravvenuta da sola sufficiente a determinare l’evento il comportamento negligente di un soggetto che trovi la sua origine e spiegazione nella condotta colposa altrui, la quale abbia posto in essere le premesse su cui si innesta il suo errore o la sua condotta negligente (cfr. sez. 4 n. 26020 del 29/04/2009, Rv. 243933) e che le cause sopravvenute idonee ad escludere il rapporto di causalità, oltre a quelle che innescano un percorso causale completamente autonomo da quello determinato dall’agente, possono essere costituite anche da fatti sopravvenuti, purché realizzino una linea di sviluppo del tutto anomala e imprevedibile della condotta antecedente”.

In altre parole, dunque, (rispondendo al quesito posto in epigrafe) la condotta del medico, quand’anche viziata da errore, è tale da interrompere il nesso di causalità (per innestare una serie causale autonoma) solo se in grado di dar vita ad un percorso causale completamente atipico, di carattere assolutamente anomalo ed eccezionale. Solo in questo caso il fatto tipico originario (rectius il sinistro) non assume rilevanza penale.

In termini ancor più sintetici si può rilevare una interruzione del nesso causale, laddove l’evento, in base al giudizio controfattuale, fondato sulla prognosi postuma, prescinde indissolubilmente dalla causa presupposta (nel caso di specie dal sinistro).

In conclusione, la sentenza del 20 aprile rappresenta un momento di sintesi importante per la vicenda dell’interruzione del nesso causale conseguente all’intervento del sanitario.

La giurisprudenza sul punto è sicuramente copiosa ( come emerge dai numerosi richiami presenti nel testo della pronuncia), tuttavia questa specifica sentenza merita particolare attenzione sia per le modalità di redazione ( sintetica, ben strutturata) sia per la semplicità con cui giunge alla soluzione del caso concreto.

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