Convivente more uxorio e pensione di reversibilità

Non spetta la pensione di reversibilità al convivente more uxorio.

È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza-n-22318-del-3-novembre-2016, dato che tale circostanza non è contemplata dall’attuale sistema previdenziale.

La Suprema Corte ha così rigettato il ricorso di un uomo il quale avrebbe voluto usufruire della reversibilità della pensione di inabilità della quale era titolare la deceduta convivente.

In particolare la Cassazione conferma le decisioni di primo e secondo grado.

Sia il tribunale che la Corte d’Appello, infatti, avevano rigettato il ricorso dell’uomo poichè l’attuale sistema previdenziale non prevede una pensione di reversibilità in favore del convivente more uxorio.

Venendo al caso di specie, il ricorso consta di due motivi.
Con il primo motivo il ricorrente censura la mancata attuazione da parte dei giudici dello strumento interpretativo a loro disposizione.

In particolare essi avrebbero potuto, “in armonia con lo sviluppo sociale e nel rispetto dei parametri costituzionali”, superare in via interpretativa la mancata previsione espressa della pensione di reversibilità in capo al convivente.

Eliminando così qualsiasi discriminazione tra coniugi e conviventi more uxorio, anche in ossequio ai principi internazionali richiamati dalla C.E.D.U.
Tuttavia – precisa la Cassazione – tale motivo di ricorso è inammissibile.
Innanzitutto perché non ha ad oggetto una specifica violazione di legge in cui sarebbero incorsi i giudici di merito, ma semplicemente la doglianza per il fatto che essi non avrebbero adeguatamente utilizzato lo strumento dell’interpretazione.

Inoltre non si capisce quale potrebbe essere stato l’errore commesso dai giudici di merito.
Essi hanno correttamente affermato che il nostro sistema non prevede una pensione di reversibilità per il convivente more uxorio e che la convivenza nel nostro ordinamento rileva ad altri fini.

Infatti il pieno rispetto dell’art. 29 della Costituzione impedisce una completa assimilazione tra il convivente more uxorio ed il coniuge e solo a quest’ultimo compete la reversibilità in quanto “espressione di un effettivo rapporto giuridico preesistente”.

Anche la C.E.D.U., nel negare differenze tra famiglia legittima e famiglia di fatto, ha perseguito lo scopo di eliminare qualsiasi tipo di discriminazione tra i due sistemi dal punto di vista dei diritti fondamentali della persona.

Ebbene tra di essi certamente non può essere annoverato – a giudizio della Corte – quello alla corresponsione della pensione di reversibilità.

Col secondo motivo il ricorrente ha affermato l’illegittimità costituzionale dell’art. 13 del Regio decreto-legge n. 636/1939, convertito con modificazioni nella legge n. 1272/1939 e successive modifiche.

Le censure di incostituzionalità sono mosse in relazione gli artt. 2 e 3 della Costituzione nella parte in cui la normativa de quo non include tra i beneficiari della pensione di reversibilità il convivente more uxorio, nonché in relazione all’art. 117 Cost., per il combinato disposto degli artt. 8 e 14 e dell’art. 1 del Protocollo n. 1 e dell’art. 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Anche tale motivo di ricorso, però, risulta infondato.
La mancata inclusione del convivente more uxorio tra i soggetti beneficiari del trattamento pensionistico di reversibilità trova una sua non irragionevole giustificazione nella circostanza che il suddetto trattamento si collega geneticamente ad un preesistente rapporto giuridico che, nel caso considerato, manca.

Ne consegue che la diversità delle situazioni poste a raffronto giustifica una differenziata disciplina delle stesse.

Nemmeno può dirsi violato il principio di tutela delle formazioni sociali in cui si sviluppa la persona umana (art. 2 Costituzione).  La riferibilità del suddetto principio alla convivenza di fatto non comporta un necessario riconoscimento al convivente del trattamento pensionistico di reversibilità.

D’altra parte – conclude la Cassazione – neppure rileva nel caso di specie la legge n. 70/2016 contenente la disciplina delle unioni civili e di tutti gli altri tipi di convivenza.

Infatti la novella legislativa suddetta non contiene alcuna disposizione circa la pensione di reversibilità a favore del convivente more uxorio, a dispetto dell’ampia gamma di trattamenti riconosciuti all’art. 1 comma 20.