Il Consiglio di Stato sulla responsabilità precontrattuale della PA

Il Consiglio di Stato con la sentenza-n-4218-del-12-ottobre-2016 ha chiarito i presupposti per la configurabilità della responsabilità precontrattuale in caso di revoca dell’aggiudicazione definitiva.

In particolare il Supremo Consesso si è pronunciato sulla sussistenza o meno della responsabilità ex art. 1337 c.c. della PA a seguito della revoca in autotutela dell’aggiudicazione di una gara pubblica.

Nello specifico la gara aveva avuto ad oggetto la realizzazione di un raccordo stradale ed era stata regolarmente aggiudicata.
L’aggiudicazione, tuttavia, era stata poi revocata in autotutela per la sopravvenuta valutazione dell’interesse pubblico sotteso alla stessa.
La società vincitrice ha impugnato il provvedimento di autotutela ex art. 21 quinques l. 241/90, richiedendo oltre al suo annullamento, anche la corresponsione dell’indennizzo per lesione del proprio legittimo affidamento alla realizzazione dell’opera pubblica.

In primo grado il TAR Puglia, affermata la giurisdizione del giudice amministrativo sulla controversia ex art.133 co1 c.p.a e dichiarata la tardività del gravame ex artt.119 e 120 c.p.a, ha escluso l’illegittimità dell’impugnata revoca dell’aggiudicazione.

È emerso dagli atti, infatti, che i lavori aggiudicati non avrebbero più potuto essere eseguiti per oggettive contrarietà sopravvenute e di conseguenza il TAR ha escluso anche la sussistenza delle condizioni per la condanna dell’amministrazione al risarcimento del danno.

Infine ha escluso la spettanza dell’indennizzo ex art.21 quinques della legge n.241 del 1990, non essendo stata fornita la prova del danno emergente.
A questo punto la società ricorrente ha impugnato la sentenza amministrativa innanzi al Consiglio di Stato.

I giudici di Palazzo Spada, con la pronuncia in esame, hanno confermato le statuizioni contenute nella sentenza di primo grado.

Innanzitutto, per quanto concerne il profilo della responsabilità, hanno rilevato che non può configurarsi la responsabilità precontrattuale della stazione appaltante ex art. 1337 c.c. a seguito della revoca in autotutela dell’aggiudicazione di una gara di appalto di lavori, ove il provvedimento di secondo grado sia stato adottato dalla P.A. in ragione della sopravvenuta oggettiva impossibilità di realizzare l’opera pubblica.

Nella specie, infatti, la sopravvenuta impossibilità era stata determinata dalla necessità di realizzare preventivamente una infrastruttura ferroviaria.

In tal caso, dunque, il provvedimento di revoca deve ritenersi correttamente e, quindi, legittimamente motivato.

La sua adozione è stata la diretta ed esclusiva conseguenza della oggettiva incompatibilità della realizzazione dell’opera pubblica (raccordo stradale) rispetto ai tempi ed ai costi originariamente previsti dalla P.A. con la procedura di evidenza pubblica.

Inoltre la responsabilità precontrattuale dell’Amministrazione non può ritenersi sussistente, dato che la procedura di gara non risulta inficiata dall’inosservanza del principio di buon fede (art. 1337 c.c.).

Quanto al preteso affidamento riposto dalla società appellante nella legittimità dell’aggiudicazione, bisogna evidenziare che una volta scaduto il termine di 60 giorni (art.11 d.lgs. n.n.163/2006) entro il quale la pa avrebbe dovuto sottoscrivere il contratto, la società aggiudicataria avrebbe potuto svincolarsi senza essere assoggettata ad oneri.

Dopo tale data, l’appellante, ha avuto piena contezza delle difficoltà insorte circa la realizzazione dello svincolo.

L’aver confidato nell’aggiudicazione dei lavori, quindi, non può che ricollegarsi ad un rischio consapevolmente assunto sulla possibilità che l’opera non sarebbe stata realizzata.

Il che esclude ogni ipotesi di affidamento.

Infine, in merito all’indennizzo richiesto dalla società aggiudicataria ex art. 21 quinquies l. n. 241 del 1990, il Consiglio di Stato ha ulteriormente confermato la decisione dei primi giudici.

Questi avevano respinto la domanda per mancanza di prova sul danno emergente.

I danni prospettati al riguardo si riferiscono solo al lucro cessante, né per il danno emergente possono essere richieste spese non affrontate.

Nello specifico, infatti, le spese necessarie alla predisposizione del progetto erano state sostenute dall’amministrazione.