Cassazione

Concorso anomalo la Suprema Corte sul “reato diverso”

Nella sentenza in epigrafe la Suprema Corte affronta il tema dei confini dell’art. 116 cod. pen..

L’art. 116 cod. pen. postula che l’evento più grave debba essere voluto da almeno uno dei concorrenti e incentra la costruzione strutturale del paradigma sulla realizzazione di un “reato diverso”.

Al riguardo si osserva, innanzitutto, che, allorquando il reato “diverso” rappresenti il mezzo o la modalità di esecuzione necessaria, per il conseguimento del risultato collettivamente voluto, esso finisce per rientrare ex se nel programma obiettivo comune.

In questi casi non sembra che residui spazio concreto per pensare all’applicazione dell’art. 116 cod. pen. e il concorso si qualifica attraverso la fattispecie di cui all’art. 110 cod. pen., poiché l’adesione all’azione collettiva porta con sé necessariamente la previsione e l’accettazione della modalità d’attuazione dell’iter criminis comune e, dunque, del delitto accessorio ed ulteriore attraverso cui la condotta collettiva deve necessariamente passare per conseguire l’obiettivo finale dell’azione concordata.

Si è, piuttosto, al cospetto di un “reato diverso” allorquando rilevino fattispecie collegate da un nesso di pura eventualità a quella da realizzare o che siano in possibile e consequenziale sviluppo di essa, anche avuto riguardo alla natura dei beni giuridici messi in pericolo o lesi.

La Corte Costituzionale con sentenza n. 42 del 1965 (ad oggi insuperata) ha offerto una lettura costituzionalmente orientata dell’articolo 116 del codice penale il quale impone di ravvisare la responsabilità del concorrente per il reato diverso commesso dal correo solo qualora esso possa essere considerato uno sviluppo logicamente prevedibile di quello oggetto del programma criminoso.

Si deve, tuttavia, trattare di un evento voluto, con dolo diretto o indiretto almeno da taluno dei concorrenti e di un risultato causalmente legato all’azione plurisoggettiva.

Là dove si programmi un delitto che rientra nell’ambito di un’azione violenta orientata alla persona la progressione e la degenerazione nell’evento lesivo maggiore o, addirittura, nella morte è ipotesi plausibile.

Ciò perché la stessa aggressione al bene materiale (integrità fisica), che si è accettato di mettere in discussione, può naturalmente progredire verso una lesività di maggiore intensità, nel perimetro di un bene giuridico omogeneo.

Il nucleo differenziale, per ritenere integrato a carico del concorrente, dunque, il cd concorso anomalo ex art. 116 cod. pen., si incentra sulla particolarità che costui non abbia voluto, neppure nella forma del dolo indiretto l’evento ulteriore.

Nel caso di specie i ricorrenti hanno dedotto come sia apparso evidente che essi non abbiano svolto alcuna attività né attinto l’integrità fisica di chicchessia.

Tuttavia la Suprema Corte ha ritenuto infondate le doglianze richiamando la consolidata giurisprudenza di legittimità, secondo cui “può configurarsi un concorso anomalo ai sensi dell’art. 116 c.p. esclusivamente nei casi in cui l’evento ulteriore, benché prevedibile in quanto collegato da un nesso di pura eventualità rispetto al delitto base programmato, non sia stato dall’agente voluto neppure nella forma del dolo indiretto; ricorre, invece, l’ipotesi del concorso ex art. 110 cod. pen., ove l’agente abbia effettivamente previsto l’evento o comunque accettato il rischio del suo verificarsi.

Del tutto corretta, infine, si palesa la conclusione della Corte di merito circa la qualificazione giuridica del fatto come omicidio preterintenzionale atteso che, ferma la ricostruzione della vicenda e l’accertamento della causa della morte effettuati secondo parametri logici non censurabili in questa sede, l’invocata ipotesi del delitto previsto dall’art. 586 cod. pen., (morte come conseguenza di un altro delitto) si differenzia dall’omicidio preterintenzionale perché nel primo l’attività del colpevole è diretta a realizzare un delitto doloso diverso dalle percosse o dalle lesioni personali, mentre nel secondo l’attività è diretta – come nella specie – a realizzare un evento che, ove non si verificasse la morte, integrerebbe un reato contro l’incolumità individuale.

scarica qui la sentenza esplicata nei passaggi fondamentali Corte di Cassazione sez. II penale n 48258 del 15 novembre 2016