Clausole claims made: la Cassazione chiarisce quando sono vessatorie

La Corte di Cassazione con sentenza 10 novembre 2015 n.22891 torna ad occuparsi delle clausole claims made (molto frequenti nei contratti assicurativi) e nello specifico cerca di chiarire se e quando è possibile riscontrare la vessatorietà di queste peculiari clausole.

La clausola claims made è vessatoria quando si inserisce in un contratto come specifica condizione che limiti la garanzia assicurativa e cioè l’oggetto del contratto, come già definito da un’altra clausola di portata più generale deputata alla sua individuazione.
Al contrario, qualora il contratto assicurativo preveda la clausola claims made nella parte deputata a definire in maniera esclusiva l’oggetto della copertura assicurativa, allora la relativa limitazione della responsabilità non ha carattere vessatorio. Spiega la Corte, infatti che «L’accordo delle parti su tale previsione si forma come accordo diretto a delimitare l’oggetto stesso del contratto e la limitazione di responsabilità fa parte ed è espressione di tale delimitazione e dunque vede stemperata ogni sua autonomia, sicché non assume il valore di “condizione” di per sè ed autonomamente rilevante, che necessiti del consenso qualificato».

Verrebbe a questo punto da chiedersi: cos’è una clausola claims made? È una clausola – letteralmente «a richiesta fatta» – assai diffusa soprattutto in materia di responsabilità professionale che condiziona la copertura assicurativa al fatto che il sinistro sia stato denunziato al proprio assicuratore nel periodo di vigenza del contratto.
A pesare allora non è il momento in cui si è verificato l’evento, ma quello della denunzia del fatto. Così, se viene formulata una richiesta risarcitoria nei confronti dell’assicurato quando la vigenza del contratto è conclusa, questi risulterà privo di copertura assicurativa.
In altri termini, le clausole claims made hanno come conseguenza uno spostamento del rischio dal danno alla denuncia dello stesso.
Si tratta perciò di clausole assai scivolose dal punto di vista del trattamento giuridico, tanto da indurre la Cassazione a fare chiarezza in punto di vessatorietà, specificando che la clausola claims made è vessatoria quando si inserisce in una polizza come specifica condizione a limitazione della copertura assicurativa dopo una clausola più generale che individua la portata del contratto.
Per tale sua natura, quindi, tale clausola neccessita di un consenso qualificato ed esplicito, poichè essa è esterna alla definizione del contratto e “dall’esterno” assume un carattere limitativo di quello che altrove, nella precedente previsione, era più ampio.
Il caso approdato alla Cassazione è a suo modo “classico” trattandosi di una richiesta di risarcimento danni per le conseguenze di un intervento chirurgico. Siamo quindi nell’ambito della colpa medica, rispetto alla quale la compagnia assicuratrice aveva azionato la clausola claims made (la richiesta di indennizzo era avvenuta al di fuori del periodo di copertura del contratto).
La Corte di Cassazione nel caso esaminato ha valorizzato il fatto che nella polizza presa in esame, redatta mediante formulario, l’oggetto risultava già definito dalla combinazione di due articoli (artt. 1 e 22); un terzo (art. 23) dal titolo «Inizio e termine della garanzia» invece aveva una funzione di limitazione della copertura assicurativa usando oltretutto, osserva la Corte, un titolo fuorviante. “Il contratto concluso mediante formulario reca una prima clausola, o meglio una combinazione di clausole dirette a determinare l’oggetto della garanzia secondo il modello tipizzato dall’art. 1917 imperniato sul “fatto” verificatosi in pendenza del contratto, mentre la clausola dell’art. 23 si presenta nel suo primo comma limitativa della garanzia in precedenza fissata”.
Infine il Collegio nel prendere tale decisione è consapevole che con decreto del 27 marzo 2015 il Primo Presidente ha ritenuto di rimettere alle Sezioni Unite la decisione circa la natura della clausola claims made in presenza del supposto contrasto tra le sentenze n. 5624/2005 da un lato e n. 3622/2014 e n.2872/2015 dall’altro.
Tuttavia la decisione presa con la pronuncia di cui si discute, a giudizio della Corte, esula totalmente dai termini della questione rimessa alle Sezioni Unite, termini che concernono la validità della clausola claims made come tale, cioè come unica clausola di individuazione dell’oggetto della copertura assicurativa e, quindi, gradatamente la sua vessatorietà.
Nel caso in esame, invece, al giudizio di vessatorietà si è proceduto in una situazione di contrasto fra le clausole di definizione dell’oggetto del contratto e la clausola contenente la previsione claims made; il tutto senza che assumesse valore decisivo la problematica su cui devono intervenire le Sezioni Unite.

Cassazione n.22891 del 10 novembre 2015

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