Clausole Claim’s Made: Nuovo e decisivo intervento della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 10506 del 2017 fornisce una interpretazione autentica delle precedenti Sezioni Unite in tema di clausole claim’s made.

Le clausole claim’s made, letteralmente “a richiesta fatta”, sono clausole che, inserite all’interno di contratti di assicurazione, producono l’effetto di modificare la nozione di sinistro rilevante ai fini dell’art. 1917 cc facendo scattare l’intervento dell’assicuratore non con riferimento alla data del sinistro ma prendendo come riferimento la data delle richiesta di risarcimento del danno.

In tal modo, dunque, si prevede il possibile sfasamento fra la prestazione dell’assicuratore (obbligo di indennizzo in relazione all’alea del verificarsi di determinati eventi) e la controprestazione dell’assicurato (pagamento del premio), nel senso che possono risultare coperti da assicurazione comportamenti dell’assicurato anteriori alla data della conclusione del contratto, qualora la domanda di risarcimento del danno sia per la prima volta proposta dopo tale data; e possono risultare viceversa sforniti di garanzia comportamenti tenuti dall’assicurato nel corso della piena validità ed efficacia della polizza, qualora la domanda di risarcimento dei danni sia proposta successivamente alla cessazione degli effetti del contratto.

Superando iniziali contrasti dottrinari, la Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite, il 6 maggio 2016 con la sentenza n. 9149, ha definitivamente riconosciuto la validità di tali clausole (per un commento esaustivo sulle citate Sezioni Unite si rimanda all’articolo di questa rivista  “Le Sezioni Unite sulle clausole claims made”, consultabile al seguente link: http://easyius.it/sezioni-unite-sulle-claims-made/).

Le Sezioni Unite, nella citata sentenza del 2016, oltre a ritenere valide dette clausole, hanno precisato che le stesse non rientrano all’interno delle cd. clausole vessatorie in quanto, subordinando l’indennizzabilità del sinistro alla circostanza che il terzo danneggiato abbia chiesto all’assicurato il risarcimento entro i termini di vigenza del contratto, vanno ad incidere, limitandolo, l’oggetto del contratto, e non la responsabilità dell’assicuratore.

L’aspetto da attenzionare maggiormente in questa sede riguarda, però, il punto in cui i giudici della Suprema Corte si sono soffermati sul requisito della meritevolezza di tali patti. La clausola claim’s made, infatti, pur non essendo vessatoria, potrebbe tuttavia risultare, nel concreto caso specifico, non diretta a “realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico”, ai sensi dell’art. 1322 c.c..

Quest’ultima valutazione necessita di essere compiuta in concreto, e non in astratto, sulla base di diversi parametri, ovvero valutando:

  • se la clausola subordini l’indennizzo alla circostanza che sia il danno, sia la richiesta di risarcimento da parte del terzo avvengano nella vigenza del contratto;
  • la qualità delle parti;
  • la circostanza che la clausola possa esporre l’assicurato a “buchi di garanzia”.

L’importanza della sentenza in commento, la n.10506/2017 (scaricabile qui: corte di cassazione 10506 2017) consiste proprio nell’aver fornito una interpretazione autentica di tale aspetto, specificando la definizione di “meritevolezza” richiesta dal legislatore.

Il caso concreto portato all’attenzione della Corte nasce da un contratto di assicurazione stipulato da un’Azienda Sanitaria in cui era inserita una clausola con la quale si estendeva la copertura della responsabilità dell’assicurata per i fatti commessi sino a tre anni prima della stipula del contratto, a condizione che la richiesta risarcitoria pervenisse all’assicurata stessa nel periodo di vigenza del contratto; ed escludeva la copertura della responsabilità dell’assicurata per i fatti commessi in costanza di contratto, ma per i quali la richiesta di risarcimento da parte del terzo danneggiato le fosse pervenuta dopo la scadenza del periodo assicurativo.

Tale clausola era stata interpretata dalla Corte d’Appello chiamata a pronunciarsi sul caso, come “vessatoria” nella parte in cui prevedeva la limitazione della copertura pregressa solo ai tre anni precedenti la stipula del contratto.

La Corte di Cassazione con la sentenza in commento sconfessa il ragionamento della Corte d’Appello in quanto fondato su un sillogismo scorretto.

Il ragionamento sostenuto dai giudici di secondo grado, è il seguente: le clausole claim’s made “tipiche” devono prevedere la copertura della responsabilità dell’assicurato per i fatti colposi commesso fino a dieci anni prima la stipula del contratto e quindi la clausola che limita la retroattività ai soli tre anni precedenti costituisce una “riduzione della normale estensione retroattiva della clausola claim’s made”, ed era perciò vessatoria”.

Il punto di partenza affermato dalla Corte di Cassazione è, invece, del tutto differente: per la Corte, infatti, non è possibile discorrere di clausola claim’s made tipica!

Riprendendo gli insegnamenti delle Sezioni Unite, la Corte afferma che clausole di tal specie incidono sull’oggetto del contratto e non sulla responsabilità e quindi non possono essere considerate vessatorie, spostando l’attenzione dal profilo della vessatorietà a quello della meritevolezza.

Compito dell’interprete in tali casi è, infatti, verificare in concreto se quella clausola possa dirsi anche “diretta a realizzare interessi meritevoli di tutela”, ai sensi dell’art. 1322 c.c., in particolare quando, come nel caso di specie, escluda il diritto all’indennizzo per i danni causati dall’assicurato in costanza di contratto.

Nel caso posto alla sua attenzione, la Corte ritiene la clausola non meritevole di tutele sulla base delle seguenti motivazioni.

La clausola claim’s made è un patto atipico e, pertanto, alle parti è consentito adottarla solo se intesa a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo il nostro ordinamento giuridico.

La Corte specifica però che il concetto di “meritevolezza” di cui all’art. 1322 c.c., comma 2, non si esaurisce nella mera liceità del contratto, del suo oggetto o della sua causa. Infatti, dall’analisi dalla Relazione al Codice civile, si ricava che “la meritevolezza è un giudizio (non un requisito del contratto, come erroneamente sostenuto da parte della dottrina), e deve investire non il contratto in sè, ma il risultato con esso perseguito”.

Tale risultato dovrà dirsi immeritevole, dunque, quando sia contrario alla coscienza civile, all’economia, al buon costume od all’ordine pubblico (così la Relazione al Codice, p. 603, 2° capoverso). Tali principi, seppur antecedenti la Carta Costituzionale, sono stati da essa ripresi e consacrati negli artt. 2, secondo periodo; 4, secondo comma, e 41, secondo comma, cost..

Alla luce di tale ricostruzione, l’immeritevolezza di un patto discenderà dalla contrarietà (non del patto, ma) del risultato che il patto atipico intende perseguire con i principi di solidarietà, parità e non prevaricazione che il nostro ordinamento pone a fondamento dei rapporti privati.

La sentenza in commento, allo scopo di meglio definire il concetto e la casistica delle clausole ritenute immeritevoli, effettua un’analisi della recente giurisprudenza giungendo a ricavare tre tipologie di patti o contratti in cui si realizzano effetti o scopi ritenuti immeritevoli ai sensi dell’art. 1322 c.c., comma 2:

(a) attribuire ad una delle parti un vantaggio ingiusto e sproporzionato, senza contropartita per l’altra;

(b) porre una delle parti in una posizione di indeterminata soggezione rispetto all’altra;

(c) costringere una delle parti a tenere condotte contrastanti coi superiori doveri di solidarietà costituzionalmente imposti.

Orbene, la clausola claim’s made prevista nel contratto attenzionato dalla Corte, la quale produce l’effetto di escludere l’indennizzabilità delle richieste risarcitorie postume, per la sentenza in commento, non appare destinata a perseguire interessi meritevoli di tutela, sotto nessuno dei tre aspetti evidenziati.

In primo luogo, la clausola claim’s made che esclude le richieste postume appare immeritevole di tutela, in quanto “attribuisce all’assicuratore un vantaggio ingiusto e sproporzionato, senza contropartita”.

Essa, infatti, ha l’effetto di ridurre il periodo effettivo di copertura assicurativa, dal quale resteranno verosimilmente esclusi tutti i danni causati dall’assicurato nella prossimità della scadenza del contratto.

In secondo luogo, tale tipologia di clausola appare immeritevole di tutela, in quanto “pone l’assicurato in una posizione di indeterminata soggezione rispetto all’altra”.

Ciò in quanto, in tal modo, si fa “dipendere la prestazione dell’assicuratore della responsabilità civile non solo da un evento futuro ed incerto ascrivibile a colpa dell’assicurato, ma altresì da un ulteriore evento futuro ed incerto dipendente dalla volontà del terzo danneggiato: la richiesta di risarcimento”.

L’avveramento di tale condizione, tuttavia, esula del tutto dalla sfera di dominio, dalla volontà e dall’organizzazione dell’assicurato, che non ha su essa ha alcun potere di controllo.

In terzo luogo, infine, la clausola claim’s made che esclude le richieste postume appare immeritevole di tutela, in quanto “può costringere l’assicurato a tenere condotte contrastanti coi superiori doveri di solidarietà costituzionalmente imposti”.

La clausola in esame, infatti, elevando la richiesta del terzo a “condizione” per il pagamento dell’indennizzo, legittima l’assicuratore a sottrarsi alle proprie obbligazioni ove quella richiesta sia mancata: “con la conseguenza che se l’assicurato adempia spontaneamente la propria obbligazione risarcitoria prima ancora che il terzo glielo richieda (come correttezza e buona fede gli imporrebbero), l’assicuratore potrebbe rifiutare l’indennizzo assumendo che mai nessuna richiesta del terzo è stata rivolta all’assicurato”.

Per tali motivi la Corte di Cassazione, con la sentenza n 10506 del 2017 ha affermato il seguente principio di diritto: la “clausola c. d. claim’s made, inserita in un contratto di assicurazione della responsabilità civile stipulato da un’azienda ospedaliera, per effetto della quale la copertura esclusiva è prestata solo se tanto il danno causato dall’assicurato, quanto la richiesta di risarcimento formulata dal terzo, avvengano nel periodo di durata dell’assicurazione, è un patto atipico immeritevole di tutela ai sensi dell’art. 1322 c.c., comma 2, in quanto realizza un ingiusto e sproporzionato vantaggio dell’assicuratore, e pone l’assicurato in una condizione di indeterminata e non controllabile soggezione.