particolare tenuità del fatto

Cassazione 4488 del 2016: nuove precisazioni in tema di “particolare tenuità del fatto” ex art 131 bis cp

L’aver ottenuto le attenuanti generiche ed il minimo di pena non fa scattare in automatico il 131bis

L’attrice, condannata in secondo grado (dopo una iniziale assoluzione) per aver investito un pedone e non essersi fermata a prestare soccorso (art 189c7 cod.strada ; 590 e 594 cp), condotta tra l’altro aggravata dall’aver proferito espressioni ingiurose nei confronti della persona offesa, proponeva ricorso in Cassazione chiedendo, in particolare, l’applicazione della nuova causa di non punibilità di cui all’art. 131 bis cp.

La Cassazione (sentenza n. 4488 del 2016)  precisa preliminarmente come, nell’assenza di una disciplina transitoria, la giurisprudenza ritenga pacifica l’applicazione della declaratoria di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art 131 bis cp. introdotto dal D.lgs 28/2015) anche ai procedimenti in corso al momento dell’entrata in vigore e, quindi, anche a quelli pendenti in Cassazione.

Meritano però di essere precisati i limiti della verificazione di tale evenienza. La Corte, infatti, deve in primo luogo tener presente l’astratta applicabilità dell’istituto, avendo riguardo ai limiti edittali della pena. Successivamente deve verificare la ricorrenza sia della particolare tenuità dell’offesa (desumibile dalla modalità della condotta e dall’esiguità del danno o del pericolo, da valutarsi sulla base dei criteri indicati dall’art.133 c1 cp) che della non abitualità del reato.

Nell’effettuare quest’ultimo apprezzamento, al giudice di legittimità sarà però precluso esprimere valutazioni in fatto e dunque, dovrà limitarsi ad un vaglio dell’astratta non incompatibilità dei tratti della fattispecie, come risultanti dalla sentenza impugnata e dagli atti processuali, con i suindicati parametri di riferimento.

Fatta questa necessaria premessa la Corte passa all’esame del caso in esame sconfessando la ricostruzione dell’attrice.

L’imputata invocava l’applicazione del 131bis cp in quanto il giudice del merito aveva determinato il trattamento sanzionatorio in termini di favore, concedendo le attenuanti generiche e il beneficio della sospensione della pena.

Per la Cassazione ciò non basta per l’applicazione della nuova causa di non punibilità. Per applicare il 131bis ,infatti, va valutato il fatto nella sua obiettività e, come tale, non risulta inquadrabile nel paradigma normativo della norma in esame. L’imputata, infatti, era stata coinvolta con proprie responsabilità nell’incidente e non solo non aveva prestato la dovuta assistenza ma aveva anche “aggravato” la propria condotta con il proferire espressioni ingiuriose nei confronti della vittima.

Tale condotta, analizzata nel suo complesso, non è inquadrabile all’interno della causa di non punibilità in parola alla luce dei parametri di cui all’articolo 133cp.

La Corte ha precisato infatti come non sussista una incompatibilità fra la determinazione della pena nel minimo edittale e l’esclusione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto perche si tratta di operazioni interpretative rette da rationes differenti.

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