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La mancata sottoscrizione del contratto da parte dell’intermediario bancario

La mancata sottoscrizione del contratto da parte dell’intermediario bancario
Cassazione 14 marzo 2017 n. 6559

Il primo motivo esaminato dalla Corte inerisce al tema della forma scritta dei contratti bancari imposta dalla norma dell’art. 117 del testo unico bancario. La tematica della contrattualistica bancaria e finanziaria si innerva con quell’orientamento di politica legislativa ( il c.d. neoformalismo europeo) teso a tutelare il fruitore della prestazione nell’ottica di bilanciare l’asimmetria delle posizioni negoziali.

Asimmetria che, frequentemente, si apprezza nei contratti tra Istituti bancari/finanziari ed utenti, laddove questi ultimi, vuoi perché si tratta di piccoli risparmiatori, vuoi perché si tratta di persone non dotate di particolari nozioni tecniche in materia, non avendo dimestichezza della contrattualistica bancaria, si trovano a subire il rischio dell’abuso lucrativo da parte del contraente c.d. forte (quest’ultimo, invece, sì dotato delle giuste informazioni tecniche).

Questo evidente squilibrio (presente, tra l’altro, anche in tutta la contrattualistica consumeristica) viene smussato attraverso una politica legislativa tesa a predisporre una serie di cautele giuridiche (obblighi di informazione, forma scritta del contratto, etc..) mirate a garantire il contraente, invece, debole.

Fatte queste necessarie premesse la sentenza si occupa di una questione particolare. Si tratta, infatti, di valutare la validità di un contratto bancario in cui manchi della sottoscrizione dell’intermediario e per il quale vengano prodotti in giudizio altri documenti idonei a provare la volontà del contraente.

Tuttavia la recente giurisprudenza di legittimità (richiamata da questa pronuncia) afferma come “la mancata sottoscrizione di una scrittura privata può essere supplita, nel rispetto di una determinata serie di condizioni, dalla produzione in giudizio del documento contrattuale da parte del contraente, che non ha sottoscritto lo stesso e che pure se ne intende avvalere; in ogni caso, però, la produzione in giudizio, quando viene a realizzare un equivalente della sottoscrizione, comporta un perfezionamento del contratto che «non può non verificarsi se non ex nunc, e non ex tunc»”.

La sentenza in commento si pone in linea con la richiamata giurisprudenza affermando che la norma dell’art. 117, comma 4, t.u.b., prescrive espressamente la necessaria indicazione di tutte le condizioni economiche che si intendono praticare.

Dunque è da escludersi che possa ritenersi sufficiente ai fini della successiva valida conclusione del negozio (comunque destinata ad operare ex nunc), una qualsiasi dichiarazione in forma scritta contenente la volontà della banca di avvalersi di quel contratto (nella specie un atto di precetto).

Potrebbe, invece, ritenersi sufficiente la trasmissione al cliente di un atto sottoscritto dall’intermediario che produca per intero il testo contrattuale.

In ultimo si aggiunge che è da escludersi che possa ritenersi valido un atto di precetto privo della trascrizione dell’intero testo contrattuale; pure ove esso fosse presente, esso provocherebbe l’efficacia del contratto solo per il futuro, senza effetti sananti del titolo del credito cui il precetto stesso si riferisce.

Scarica qui la sentenza esplicata nei passaggi fondamentali Cassazione sez I civ n 6559 del 14 marzo 2017