Cass. Ord. del 11 settembre 2015 n.18001

Rimessione alle Sezioni Unite della questione relativa alla compensazione legale del credito sub iudice

Con ordinanza del 11.03.2015 la Corte di Cassazione ha rimesso al Primo Presidente della Corte, ai fini dell’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione relativa all’ammissibilità della compensazione legale in presenza di un credito “sub iudice”, ovvero accertato in giudizio ma con sentenza non ancora passata in giudicato.

La compensazione è un modo di estinzione delle obbligazioni a carattere satisfattorio, in forza del quale debiti e crediti vantati reciprocamente da due persone si estinguono per le quantità corrispondenti (art. 1241 c.c.). Condicio sine qua non dell’istituto in oggetto è che i debiti siano omogenei (ovvero aventi ad oggetto una somma di danaro o cose fungibili dello stesso genere), liquidi (determinati con precisione nel loro ammontare) ed esigibili (non sottoposti a termine a condizione).

Nel caso di specie la Corte di Cassazione ha dubitato dell’operatività della compensazione legale, che si differenzia da quella volontaria e giudiziale, sul presupposto che “La compensazione legale estingue ope legis i debiti contrapposti in virtù del solo fatto oggettivo della loro contemporaneo sussistenza; opera, quindi, di diritto per effetto della sola coesistenza dei debiti”.

A tal fine, rimarca la Suprema Corte, è tuttavia necessario che i debiti siano non siano solo liquidi ed esigibili, ma anche certi; carattere, quest’ultimo, che difetta quando il debito viene accertato in sentenza solo provvisoriamente eseguibile.

Le coordinate ermeneutiche appena tracciate sono state poste in discussione dalla giurisprudenza di legittimità più recente (sentenza n. 23573 del 2013), la quale ha affermato che “la circostanza che l’accertamento di un credito risulti sub iudice non è di ostacolo alla possibilità che il titolare lo opponga in compensazione al credito fatto valere in un diverso giudizio dal suo debitore. In tal caso, se i due giudizi pendano dinnanzi al medesimo ufficio giudiziario, il coordinamento fra i due giudizi avviene tramite il meccanismo della riunione, all’esito della quale il giudice procede nei modi indicati dall’art. 1243, co. 2 c.c.; qualora la riunione non sia possibile o il giudizio sul credito eccepito in compensazione penda davanti ad altro giudice o, ancora, quel giudizio penda in grado di impugnazione, il coordinamento avviene con la pronuncia di una condanna sul credito principale, con riserva della decisione sul credito eccepito in compensazione e la rimessione sul ruolo della decisione sulla sussistenza delle condizioni della compensazione, seguita da sospensione del giudizio ex art. 295 c.p.c. o ex art. 337, co. 2 c.p.c., fino alla definizione del giudizio di accertamento del controcredito”.

Si aggiunge, altresì, che, nonostante nulla dica in proposito l’art. 1243c.c., l’unico criterio che deve sempre orientare l’interprete è quello dell’omogeneità dei debiti, mentre la valutazione sulla liquidità del credito e sulla coesistenza con il credito principale accertato può essere rimandato alla decisione successiva.

Alla luce di tale precedente, la Corte di Cassazione ha ravvisato i presupposti per la rimessione degli atti al primo Presidente.Cass. Civ. ord.11.09.2015

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