Autotutela e precauzione: Consiglio di Stato 816/2016

L’esercizio del potere di annullamento in autotutela trova il proprio riferimento normativo nell’art. 21- nonies l. 7 agosto 1990, n. 241. La norma, introdotta dalla riforma del 2005, ha positivizzato i presupposti ( laddove ricorrano) per annullare d’ufficio un provvedimento amministrativo.

L’esercizio del potere di autotutela (potere assolutamente discrezionale) presuppone in primo luogo la necessità di ripristinare la legalità dell’esercizio dell’azione amministrativa, dunque: l’illegittimità del provvedimento adottato e la sussistenza di ragioni di interesse pubblico attuale, comparate con gli interessi dei destinatari e dei controinteressati, il tutto entro un termine ragionevole. Ebbene si tratta di presupposti che non sempre sono identificabili in concreto; o meglio, possono anche agevolmente essere individuati ma sorge il dubbio sul se affinchè la Pubblica amministrazione attivi questo potere, debbano coesistere tutti i presupposti appena enunciati, oppure ne basta anche solo uno? Ed è prevalente l’opinione della giurisprudenza che propende per la prima impostazione.

Il Consiglio di Stato, sez. IV, 29/02/2016, n. 816 (scarica qui il testo della sentenza esplicata nei passaggi fondamentali) imprime un ulteriore margine di chiarezza. L’esercizio di un potere di siffatta portata, quale è quello dell’annullamento in autotutela, necessita di fondamentali accortenze, perché da un cattivo uso di questo potere può derivare un danno economicamente valutabile per il soggetto interessato alla permanenza dell’efficacia dell’atto.

Una breve chiosa: la sussistenza di un obbligo di risarcire il danno da parte della PA, così come quando la PA, viceversa, è creditrice di un’obbligazione risarcitoria potrebbe sempre giustificare l’intervento della Procura della Corte dei Conti. È chiaro come le Pubbliche Amministrazioni siano sempre esposte al controllo contabile ed all’esercizio dell’azione della Procura contabile, tuttavia occorre che l’Ente nell’esercizio di un potere di autotutela ( che nient’altro è se non l’ammissione di aver sbagliato, impegnando tempi e risorse dello Stato) presti particolare attenzione e debba bilanciare non solo gli interessi “in gioco” ma anche l’interesse proprio alla permanenza di un provvedimento da annullare.

La pronuncia che si riporta di seguito in allegato individua e spiega tutti i presupposti del potere di annullamento ribadendo che sebbene non sia sufficiente la mera illegittimità dell’atto a determinare l’esercizio del potere di annullamento (che, ove ciò fosse, perderebbe la propria natura discrezionale), occorre a tal fine, per un verso una comparazione degli interessi coinvolti, onde accertare la sussistenza (e prevalenza) di un interesse pubblico attuale all’annullamento; per altro verso, che dall’adozione dell’atto non sia decorso un termine non ragionevole, e ciò in quanto il decorso del tempo contribuisce al consolidamento della posizione del privato ed alla perdita di attualità dell’interesse pubblico alla rimozione dell’atto;in tale contesto, ai fini della comparazione degli interessi, assume rilievo anche il profilo dell’efficacia dell’atto amministrativo, essendo evidente come la efficacia permanente o, comunque, ancora non esauritasi dell’atto (perché, ad esempio, differita o intermittente) esalta l’interesse all’eliminazione dell’atto medesimo (onde evitare il prodursi di ulteriori effetti), laddove l’efficacia istantanea dell’atto (benché da esso derivino conseguenze permanenti) – e dunque l’immediato esaurirsi dell’efficacia medesima – richiede una più accurata valutazione della ragionevolezza del termine di esercizio del potere e, dunque, della prevalenza dell’interesse pubblico.

In conclusione è fuor di dubbio che l’esercizio del potere di autotutela debba essere ben ponderato dall’Ente che intende attivarlo perché lo stesso coinvolge più interessi: soggettivi, economici, pubblici, contabili. Dunque il Consiglio di Stato si insinua nella consolidata prassi giurisprudenziale di conferire all’autotutela la natura di atto di riesame critico.

scarica qui il testo integrale della sentenza esplicata nei passaggi fondamentali:Consiglio di Stato, sez. IV, 29/02/2016, n. 816