Autoriciclaggio e post factum non punibile

La Corte di Cassazione con la sentenza 33074/2016 (qui scaricabile esplicata nei passaggi fondamentali corte-di-cassazione-33074-del-2016) chiarisce l’ambito applicativo e i limiti della rilevanza penale del reato di autoriciclaggio ex art. 648 ter-1 c.p.

La Corte di Cassazione partendo dal dettato normativo si sofferma sui presupposti che la condotta deve integrare affinché possa essere concretamente sussunta nella fattispecie di autoriciclaggio.

L’art. 648 ter-1 c.p. sanziona il trasferimento, sostituzione o impiego del provento dell’illecito in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative.

Il codice penale non fornisce alcuna nozione di attività economica o  finanziaria.

Partendo da questa considerazione il Collegio puntualizza che può considerarsi attività economica quella che soddisfa i requisiti  di cui all’art. 2082 c.c. Deve trattarsi di attività finalizzata alla produzione di beni o alla prestazione di servizi.

La nozione di attività finanziaria, invece, deve essere perimetrata avvalendosi dei dettami dell’art.106 T.u.B. (d.lgs. 385/1993). Deve considerarsi attività finanziaria ogni attività finalizzata alla gestione del risparmio e all’individuazione degli strumenti per il raggiungimento di tale scopo.

Sotto il profilo teleologico, invece, la condotta deve essere orientata da un chiaro intento dissimulatorio teso ad ostacolare concretamente il riconoscimento della provenienza illecita del bene. E’, pertanto, necessario che la condotta manifesti un quid pluris rispetto al mero godimento personale del profitto dell’illecito (post-factum non punibile).

Nel caso di specie, mancando nella condotta di trasferimento di somme dalla carta bancomat alla carta prepagata sia il presupposto oggettivo che quello soggettivo della fattispecie di autoriciclaggio ex art. 648 ter-1 c.p., la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso proposto dal Procuratore della Repubblica.

Avv. Assunta Roberta Esposito