ATTO DI DIRITTO AMMINISTRATIVO: riferimenti normativi e linee guida giurisprudenziali

Ricorso al TAR per annullamento dei provvedimenti impugnati, previa sospensione dell’efficacia ( ovvero: istanza cautelare).

I motivi di ricorso possono essere i seguenti:

1) Violazione e falsa applicazione dell’art. 113, comma 4, lett. a) del D.Lgs. 267/00.
Assenza dei requisiti dell’in house e conseguente illegittimità dell’affidamento diretto, per la presenza, quantomeno, del capitale privato che determina l’assenza di controllo analogo.
Sentenza di riferimento: Consiglio di Stato n. 2660/2015, anche con specifico riferimento alla nuova direttiva 24/2014/UE e alla sua non immediata applicabilità.

2) Eccesso di potere per carenza di motivazione, irragionevolezza e travisamento dei presupposti. Violazione e falsa applicazione dell’art. 97 Cost., per violazione del principio di imparzialità ed economicità.
In via subordinata, non corretto esercizio della discrezionalità amministrativa, con possibile sindacato del giudice amministrativo, poichè, pur non essendo più l’in house una deroga rispetto alla gara, essa deve essere scelta dalla p.a. nel rispetto degli ordinari canoni di esercizio del potere discrezionale.
Sentenze di riferimento: Consiglio di Stato n. 762/2013; n. 4599/2014.

Schema sintetico

Vanno impugnate le due delibere (costituzione di società ed affidamento diretto), soffermandosi soprattutto sui requisiti dell’in house (controllo analogo, svolgimento della maggior parte dell’attività, da parte del soggetto affidatario, a favore dell’ente affidante, totale partecipazione pubblica) elaborati dalla giurisprudenza comunitaria e codificati all’art. 113 comma 4 d.lgs. 267/2000, nonché sul fatto che la partecipazione, pur se minoritaria, di Omega produce una alterità soggettiva tra il Comune Beta e la società Gamma, sicché i provvedimenti impugnati vanno annullati per i motivi illustrati nel ricorso.
Va evidenziato che l’illegittimità dei provvedimenti comunali non è smentita dalle recenti direttive comunitarie le quali, tra le altre cose, ammettono l’affidamento diretto pur quando la società in house sia partecipata (in forma minoritaria) da un soggetto privato; ciò in quanto, come confermato dalla giurisprudenza amministrativa (Cons. di Stato 2660/2015) le succitate direttive non sono self executive per cui, non essendo ancora scaduto il termine di recepimento da parte degli Stati membri, esse non sono ancora applicabili.

Riferimento utile: breve schema dell’in house alla luce delle Direttive CE 24 e 25 del 2014 schema in house

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