ART. 42 bis e giudicato restitutorio: C. St. 3929/2016

La pubblica amministrazione non può emanare un provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42 bis (D.P.R. 327/2001)in presenza di una sentenza di condanna passata in giudicato, qualora questa condanni la stessa amministrazione alla restituzione dell’immobile abusivamente occupato.

Questo è quanto stabilito, con la sentenza 3929-del-2016 (c-st-3929-del-2016), dal Consiglio di Stato.

La controversia giunge all’attenzione del giudice amministrativo all’esito di un travagliato iter.

Nel 1996 la Giunta comunale di Cassano delle Murge (BA) approvava un progetto volto alla realizzazione di opere di urbanizzazione, e con successivi decreti di occupazione si immetteva nel possesso di taluni terreni, di proprietà degli odierni ricorrenti. Scaduto il termine quinquennale di validità dei decreti di occupazione di urgenza, i ricorrenti impugnavano gli atti della procedura ablatoria innanzi al giudice amministrativo, ottenendone, nel 2008, l’annullamento.

In seguito alla successiva azione, proposta al fine di ottenere la reintegra nel possesso dei terreni, il risarcimento del danno e l’indennità per l’occupazione subita, il  Tar Puglia  condannava il Comune di Cassano delle Murge a restituire il terreno interessato previa rimozione delle opere eseguite e al ripristino delle colture e della recinzione esistenti al momento dell’occupazione.

Nelle more del giudizio di appello il suddetto Comune provvedeva all’emanazione del provvedimento di acquisizione sanante ai sensi dell’art. 42 bis DPR 327/2001 per alcune delle aree interessate; da ciò conseguiva, da una parte, la declaratoria di improcedibilità dell’appello (per tali terreni), e dall’altra, l’obbligo di restituzione dei terreni per i quali l’occupazione rimaneva priva di titolo legittimo.

Successivamente alla formazione del giudicato di restituzione, l’Amministrazione avviava nuovamente la procedura di cui all’art. 42 bis, completata poi durante un giudizio innanzi al Tar Puglia (originato dai privati titolari del terreno occupato). Il Tar Puglia prendeva atto della chiusura della procedura amministrativa, e dichiarava l’improcedibilità dell’azione.

Cos’ ricostruiti i fatti di causa, emerge con tutta evidenza l’oggetto del contendere: il contrasto tra giudicato e potere della P.A., ed in particolare la possibilità per l’Amministrazione di emanare un provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42 bis in presenza di un giudicato che ordini la restituzione dei terreni interessati dalla procedura ablatoria.

E difatti, gli odierni ricorrenti, ricorrendo dinanzi al Consiglio di Stato, lamentano la giuridica impossibilità per l’amministrazione di disporre l’acquisizione di aree per le quali si sia già formato un giudicato di restituzione, il cd. giudicato chiuso.

A tal proposito il Consiglio di Stato prende atto e si riporta alla recente sentenza con cui l’Adunanza Plenaria 9/2016 ha affermato che “nel caso in cui il giudicato (amministrativo o civile) disponga espressamente, sic et simpliciter, la restituzione del bene, con l’unica precisazione che una tale statuizione restitutoria potrebbe sopravvenire anche nel corso del giudizio di ottemperanza […] è certo che l’Amministrazione non potrà emanare il provvedimento ex art. 42-bis”, data la “naturale” portata ripristinatoria e restitutoria del giudicato di annullamento di quei provvedimenti, di indole espropriativa, che ledono gli interessi oppositivi dei privati.

La coerenza del ragionamento dell’Adunanza Plenaria sta nel fatto, come emerge nella sentenza in oggetto, che la stessa Corte Costituzionale abbia riconosciuto la portata non retroattiva del provvedimento di acquisizione sanante, e quindi l’impossibilità di intaccare un provvedimento giurisdizionale già passato in giudicato che abbia disposto la restituzione.

Una vola riconosciuta l’impossibilità giuridica del provvedimento ex art. 42 bis, il Consiglio di Stato ha accertato il diritto dei ricorrenti al risarcimento dei danni, che in mancanza di prova certa, è stato liquidato in via equitativa nel 5% per la componente patrimoniale e nel 10% per quella non patrimoniale.