Art. 131bis c.p. e guida in stato di ebbrezza: per le Sezioni Unite sono compatibili

Con la sentenza in commento, Sezioni Unite n.13681 del 6 aprile 2016 sono state chiamate a risolvere la questione “se la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto sia compatibile con il reato di guida in stato di ebbrezza”, considerando quest’ultimo come ipotesi particolare della generale categoria dei cd. “reati soglia”.

La Corte di Cassazione – risolvendo il contrasto giurisprudenziale sul punto –  ha chiarito definitivamente che la nuova disposizione sulla non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131 bis c.p. è applicabile indistintamente a tutte le fattispecie di reato, ivi comprese quelle caratterizzate dalla presenza, tra gli elementi costitutivi del fatto tipico, di soglie di punibilità (si pensi, ad esempio, ai reati tributari e societari, a quelli ambientali e alla guida in stato d’ebbrezza).

In particolare l’ordinanza di rimessione aveva sostenuto che, nelle fattispecie oggetto di analisi, il legislatore avrebbe già compiuto a monte, una precisa valutazione di maggiore o minore offensività della condotta, rapportando l’intervento della sanzione penale ad un preciso dato tecnico, costituito dalla soglia di punibilità (relativa ora al tasso alcoolemico, ora all’importo dell’imposta evasa, ora dal valore di contaminazione dei suoli).  In altri termini la condotta che supera la soglia suddetta sarebbe considerata già dal legislatore non particolarmente tenue e dunque meritevole di una risposta sanzionatoria.

Di conseguenza – sempre secondo l’ordinanza di rimessione – qualora il giudice avesse applicato anche ai reati in commento la disposizione di cui all’art. 131 bis c.p. si sarebbe sostituito al legislatore, non disponendo di altri parametri cui ancorare il giudizio di tenuità.

Ebbene le Sezioni Unite non ritengono di convenire con quanto sostenuto dalla Corte nell’ordinanza de quo, che pare non aver compiuto le giuste valutazioni circa il principio di offensività in relazione all’istituto della particolare tenuità del fatto.

Infatti “il principio di offensività attiene all’essere o non essere di un reato o di una sua circostanza; e non è invece implicato nell’ambito di cui ci si occupa, che riguarda per definizione fatti senza incertezze pienamente riconducibili alla fattispecie legale”.

Ai fini dell’indagine che ci occupa la Corte afferma che: “non esiste un’offesa tenue o grave in chiave archetipa. È la concreta manifestazione di un reato che ne segna il disvalore. Come è stato persuasivamente considerato, qualunque reato, anche l’omicidio, può essere tenue, come quando la condotta illecita conduce ad abbreviare la vita solo di poco”.

L’istituto della particolare tenuità del fatto (di cui all’art. 131 bis c.p.) è una figura di diritto penale sostanziale che persegue finalità connesse ai principi di proporzione e di extrema ratio dell’intervento della sanzione penale: scopo primario della nuova causa di non punibilità, infatti, è proprio quello di espungere dal circuito penale fatti marginali che non necessitano dell’applicazione della pena, né dell’attivazione del processo.

La nuova normativa, inoltre, non si interessa della condotta tipica, ma delle forme di estrinsecazione del comportamento, al fine di valutarne complessivamente la gravità, l’entità del contrasto rispetto alla legge e conseguentemente la possibilità di applicare la pena.

Allora, considerando il fatto storico nella sua interezza, non c’è tipologia di reato per la quale non sia possibile la considerazione della modalità della condotta e che quindi astrattamente si possa escludere dall’applicabilità dell’art. 131bis.  “L’opinione contraria manifestata dall’ordinanza di rimessione è deviata dalla impropria sovrapposizione tra il fatto tipico ed il fatto storico; tra l’offesa e la sua entità”.

Dunque, pure nei reati senza offesa o di disobbedienza (contrassegnati magari da una mera omissione o da un rifiuto) la valutazione richiesta dalla legge è possibile e doverosa, dovendosi considerare la concreta manifestazione del fatto illecito. “Non è certo indifferente, nella ponderazione del disvalore del fatto e del bisogno di pena, se un comportamento che si estrinseca in un mero rifiuto sia accompagnato da manifestazioni di irriguardosa e violenta opposizione o sia invece dovuto ad una non completa comprensione del contesto, ovvero a concomitanti esigenze personali socialmente apprezzabili”.

Per di più, la tesi espressa dall’ordinanza di rimessione rischierebbe di condurre a conseguenze paradossali quali l’inapplicabilità dell’istituto ai reati bagatellari (caratterizzati di solito dall’omissione di una prescrizione) con conseguente frustrazione delle finalità deflative sottese alla novella. Pure per tali reati, invece, occorre considerare il contesto: l’entità, l’oggetto, gli effetti della condotta ed ogni altro elemento significativo.

A conferma di questa impostazione vi sarebbe anzitutto il riferimento, nel corpo della disposizione codicistica, alle concrete modalità di svolgimento della condotta, di modo che il giudice possa valutarne complessivamente gravità, entità del contrasto rispetto alla legge e, di conseguenza, l’effettivo bisogno di pena.

Se ciò che rileva è unicamente la caratterizzazione del fatto storico nella sua interezza, se è vero, inoltre, che “non si dà tipologia di reato per la quale non sia possibile la considerazione della modalità della condotta”, è evidente, allora, che l’applicazione dell’art. 131 bis c.p. non possa essere in alcun modo “inibita ontologicamente” a talune fattispecie di reato.

Tutto ciò chiarito, le Sezioni Unite si occupano dello specifico tema della compatibilità con la disciplina della particolare tenuità del fatto, del reato di guida in stato di ebbrezza (art. 186, commi 2, lett. b, 2 bis Codice della Strada), enunciando alcuni principi destinati a trovare applicazione nei confronti di tutti i cd “reati soglia”.

In particolare si è detto che, anche una volta accertata l’offensività della condotta mediante il superamento della soglia di rilevanza, resta pur sempre in capo al giudice il potere di valutare in concreto le modalità di estrinsecazione della condotta stessa, nonchè il possibile impatto sul bene giuridico tutelato.

Con la scontata considerazione che “quanto più ci si allontana dal valore-soglia tanto più è verosimile che ci si trovi in presenza di un fatto non specialmente esiguo”: ciò non significa, tuttavia, che il mero superamento della soglia prevista dalla norma sia di per sé idoneo ad escludere ogni giudizio in merito alla tenuità del fatto.

Quest’ultimo, infatti, implica necessariamente una valutazione di tutte le peculiarità del caso concreto, cioè di tutti gli aspetti che riguardano la condotta, le conseguenze del reato e l’elemento soggettivo.

Le ricadute applicative del principio affermato dalle Sezioni Unite sono facilmente intuibili ed ovviamente riguardano la valutazione caso per caso dei reati la cui punibilità è legata al superamento di dati valori stabiliti dal legislatore.

Bisogna differenziare i vari reati a seconda di come si manifesta la relativa condotta: ad esempio un caso è l’irregolare scarico di acque reflue in un territorio urbanizzato e dotato di fonti di approvvigionamento idrico; altro caso è lo scarico delle medesime sostanze in un luogo privo di rilevanti connessioni con l’ambiente o con la salute dell’uomo.

E ancora, in materia di reati tributari, il superamento delle soglie di punibilità previste dal d.lgs. n. 74/2000 per poche centinaia di euro è sicuramente differente da un’evasione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto per importi che si collocano di molto al di sopra rispetto a quelli individuati dal legislatore come indici di rilevanza penale del fatto.

In ogni caso, la valutazione della tenuità o della gravità della condotta dipenderà dal prudente apprezzamento del giudice di merito, alla luce delle specificità del caso sottoposto al suo esame

Infine, alla luce del ragionamento riportato, le Sezioni Unite enunciano i seguenti principi di diritto:

1) l’art. 131-bis c.p. si applica ad ogni fattispecie criminosa, in presenza dei presupposti e nel rispetto dei limiti fissati dalla medesima norma. In particolare, esso è compatibile con il reato di guida in stato di ebbrezza, caratterizzato dalla presenza di soglie di punibilità all’interno della fattispecie tipica, rapportate ai valori di tassi alcoolemici accertati;

2) il comportamento è abituale quando l’autore ha commesso, anche successivamente, più reati della stessa indole, oltre a quello oggetto del procedimento;

3) alla esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto consegue l’applicazione, demandata al Prefetto, delle sanzioni amministrative accessorie stabilite dalla legge;

4) l’inammissibilità del ricorso per cassazione preclude la deducibilità e la rilevabilità d’ufficio di tale causa di esclusione della punibilità;

5) nei soli procedimenti pendenti davanti alla Corte di cassazione per fatti commessi prima dell’entrata in vigore della nuova normativa, la relativa questione, in applicazione dell’art. 2, comma 4, c.p., è deducibile e rilevabile d’ufficio ai sensi dell’art. 609, comma 2, c.p.p.;

6) la Corte di cassazione, se riconosce la sussistenza di tale causa di non punibilità, la dichiara d’ufficio ex art. 129, comma 1, c.p.p., annullando senza rinvio la sentenza impugnata a norma dell’art. 620, comma 1, lett. l), c.p.p.

scarica qui il testo della sentenza esplicata nei passaggi fondamentali Sezioni Unite n.13681 del 6 aprile 2016