Art. 131 bis cp: può applicarsi innanzi al Giudice di Pace?

La Corte di Cassazione, con la sentenza n.13093 del 31 marzo 2016, ha sciolto uno dei nodi interpretativi sorti a seguito dell’introduzione della nuova ipotesi di causa di non punibilità prevista dall’art 131bis cp.

 

La Corte di Cassazione (Scaricabile qui: Cass 13093/16) ha risolto il contrasto dottrinario e giurisprudenziale nato dall’introduzione della nuova ipotesi di causa di non punibilità prevista dal 131bis cp; il dubbio ermeneutico riguardava la possibilità di applicare questa nuova disciplina innanzi al Giudice di Pace.

La Corte, richiamando un proprio precedente del settembre 2015 (sentenza n.38876), ha aderito alla tesi che esclude l’applicabilità del 131bis nei procedimenti davanti al Giudice di Pace.

In tali procedimenti è infatti già prevista la disciplina dettata dal Decreto Legislativo 28 agosto 2000 n.274 ed in particolare dal suo art. 34, che prevede una ipotesi di causa di non punibilità propria per i procedimenti giudicati dal Giudice di Pace. Tale disciplina deve, a parere della Corte, essere ritenuta speciale (rapporto di specialità reciproca) e quindi prevalente rispetto al neo introdotto 131 bis cp.

La specialità della disciplina viene ricavata da un’analisi delle normative in parola e da una indagine circa la volontà legislativa.

Le due discipline (quella prevista dal 131bis e quella prevista dal Dlgs274/00) si caratterizzano per il fondarsi su un nucleo fondamentale comune, attorno al quale ruotano una serie di istituti e riti speciali funzionali alle esigenze proprie di ciascun procedimento.

L’art 34 del Dlgs 274 tratta l’ipotesi di particolare tenuità in modo differente da quanto previsto dal 131bis cp. Innanzi al Giudice di Pace, infatti, il fatto è di particolare tenuità quando, rispetto all’interesse tutelato, l’esiguità del danno o del pericolo che ne è derivato, nonché la sua occasionalità e il grado della colpevolezza, non giustificano l’esercizio dell’azione penale, tenuto conto altresì “del pregiudizio che l’ulteriore corso del procedimento puo’ recare alle esigenze di lavoro, di studio, di famiglia o di salute della persona sottoposta ad indagini o dell’imputato”. Tale ultimo riferimento è totalmente assente nel 131bis per il quale non ha alcun rilievo l’interesse della persona offesa alla prosecuzione del procedimento o il diritto di veto della persona offesa e neppure il diritto potestativo dell’imputato a non avvalersi dell’istituto.

La previsione del 131bis prevede, all’opposto, che la punibilità è esclusa quando “per le modalita’ della condotta e per l’esiguita’ del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell’articolo 133, comma 1 cp l’offesa è di particolare tenuità” e il comportamento risulta non abituale (mentre il 34 parla di “comportamento non occasionale”)

Oltre al dato normativo, la Corte ricava l’inapplicabilità dell’art.131bis interpretando la stessa volontà legislativa. Il legislatore delegato, infatti, ha volutamente tralasciato, non seguendo le indicazioni rivolta dalla Commissione Giustizia della Camera, di valutare l’opportunità di coordinare la disciplina della particolare tenuità del fatto previsto dal Dlgs 274 con la disciplina prevista del 131bis dimostrando in tal modo già durante i lavori preparatori di voler tollerare la coesistenza dei due istituti.

All’esito di tale pronuncia si può dunque affermare l’inapplicabilità della disposizione prevista dal 131bis al rito dinanzi al Giudice di Pace in quanto in tale procedimento è già presente una propria e specifica causa di non punibilità per le ipotesi di particolare tenuità del fatto (art 34 Dlgs 274/00)

 

E’ possibile scaricare qui il testo integrale della sentenza evidenziata nei suoi passaggi chiave