Art 131 bis cp: la Cassazione esalta il dolo specifico

L’art 131 bis cp può essere applicato anche in caso di evasione dai domiciliari

 

La Corte di Cassazione con la sentenza 19126 del 2016 (scaricabile qui annotata nei suoi passaggi fondamentali: cass-19126-2016) torna ad occuparsi dell’ambito applicativo del nuovo articolo 131 bis cp.

Nel caso di specie un soggetto agli arresti domiciliari era stato condannato per evasione per essere stato rinvenuto, in pigiama, all’interno del proprio condominio nell’atto di gettare i rifiuti.

La prima contestazione avanzata dall’imputato riguarda la stessa definizione di evasione: egli riteneva il cortile condominiale nel quale era stato rinvenuto, quale pertinenza della sua abitazione.

La Corte smentisce tale ricostruzione ricordando la costante giurisprudenza della stessa, la quale esclude che possa definirsi “pertinenza” lo spazio condominiale. Precisa, infatti, la Corte, che per abitazione, agli effetti dell’art. 385cp, deve intendersi “il luogo in cui la persona conduce la propria vita domestica e privata con esclusione di ogni altra appartenenza che non sia di stretta pertinenza dell’abitazione e non ne costituisca parte integrante”.

In secondo luogo la difesa dell’odierno imputato richiede l’applicazione dell’esimente contemplata dall’art 47 cp. Anche tale contestazione è superata agilmente dalla Corte in quanto, l’errore circa la definizione normativa di abitazione, non configura un errore di fatto ma un errore sulla legge penale, ed in particolare sull’ambito del divieto di allontanamento dal proprio domicilio in regime di arresti domiciliari, e come tale non scusabile.

Viene però accolta l’ultima richiesta della difesa: l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto prevista dall’art.131 bis cp.

I giudici, riprendendo quanto affermato dal Giudice delle leggi, osservano che la ratio della nuova causa di non punibilità è quella di realizzare un “ragionevole contemperamento fra il principio di obbligatorietà dell’azione penale fissato all’art. 112 Cost. e la pluralità di interessi costituzionali concorrenti, quali la tutela della libertà personale, il principio della responsabilità penale personale, la finalità rieducativa della pena, come strumento per rendere effettiva l’eguaglianza fra i cittadini nonché l’esigenza di garantire la “ragionevole durata dei processi” assicurabile mediante una deflazione del carico giudiziario dai fatti bagatellari”.

La nuova fattispecie rimette, dunque, al prudente apprezzamento del giudice la verifica circa l’offensività in concreto della condotta. Si differenzia dal preesistente istituto del “reato impossibile” (contemplato dall’art. 49c2 cp) in quanto quest’ultimo è riferibile ai “fatti sguarniti di offensività”, mentre il 131bis si rivolge a fatti che , seppur non radicalmente inoffensivi, realizzano una lesione del bene giuridico protetto dalla fattispecie incriminatrice di minima gravità.

Nel caso di specie la Corte evidenzia come siano presenti tutti i requisiti richiesti dalla norma in esame e si sofferma in particolar modo sul dolo specifico della condotta. Il soggetto, infatti, è stato colto fuori dal perimetro della propria abitazione ma all’interno dell’area condominiale dove di trovano i contenitori dell’immondizia, vestito con il solo pigiama. Il luogo e l’abbigliamento devono, per la Corte, ritenersi sintomatici dell’intenzione del soggetto di fare immediato rientro nel proprio abbigliamento e, dunque, di non sottrarsi allo strumento cautelare personale né di impedire o di ostacolare il controllo da parte delle forze dell’ordine.

Per tali motivi, esaltando l’aspetto del coefficiente psichico, la condotta posta in essere dal soggetto può ritenersi aver solo blandamente intaccato il contenuto precettivo della misura cautelare custodiale in atto.