usura mutuo

Applicazione normativa antiusura al contratto di mutuo fondiario

La questione indagata dalla Corte di Cassazione riguarda l’applicabilità della normativa antiusura al contratto di mutuo fondiario.

Il mutuo fondiario è un istituto che inizia a diffondersi in Italia verso la fine dell’800, con la precipua esigenza delle Banche di far fronte alla necessità di concedere finanziamenti protratti nel tempo per agevolare lo sviluppo industriale. Dunque il credito fondiario nasce come forma di finanziamento “speciale” rispetto al mutuo ipotecario. Con l’avvento della Costituzione Italiana l’istituto in parola conosce due fasi normative. Prima del Testo Unico Bancario e dopo.

Prima del T.U.B. la disciplina cui era assoggettato il mutuo fondiario era il D.P.R. n. 7 del 21 luglio 1976. La disciplina di tale tipologia di credito assumeva certamente la natura di lex specialis rispetto alla disciplina codicistica e, come tale, prevalente sul regime generale di cui all’art. 1815 cod.civ.

Quindi si spiegherebbe la liceità delle pattuizioni di interessi anatocistici ai contratti di mutuo fondiario. In questo momento storico, prima dell’introduzione del T.U.B., l’autonomia negoziale in ordine all’applicazione degli interessi passivi, moratori o compensativi è massima; e, soprattutto, non soggetta al divieto di anatocismo.

L’indice normativo dal quale si trae tale conclusione è dettato dall’art. 14 del D.P.R. citato. Con l’introduzione del T.U.B. detta disciplina derogatoria dell’art. 1283 cod.civ. non è più in vigore. Per converso, nel corso del tempo, il legislatore e la giurisprudenza hanno combattuto aspramente l’usura sia attraverso la previsione di inderogabilità assoluta che prevedendo la sanzione penale ex art.644 cod pen., accompagnati dalla legge 108/1996.

Il quadro normativo antiusura (che si completa di numerose pronunce giurisprudenziali) induce a ritenere che il “sistema” antiusura abbia un’applicabilità generale e che non possa desumersene alcuna deroga in via interpretativa essendo necessaria un’espressa indicazione legislativa contraria. Dunque cosa accade ai contratti di mutuo fondiario stipulati prima dell’entrata in vigore del T.U.B. e della legge 108/1996 ?

Questa, in soldoni, la questione esaminata dalla Corte nella pronuncia in commento. Quale efficacia assume la normativa antiusura sui contratti sorti anteriormente all’entrata in vigore della legge 108/1996 ma che hanno avuto vigenza anche successivamente ad essa?

Determinante sulla questione è la sentenza della Corte Costituzionale n. 29 del 2002 che, pronunciandosi sulla legittimità costituzionale del Decreto Legge 394 del 2000, afferma che “le sanzioni penali e civili di cui agli artt. 644 cod.pen. e 1815, secondo comma, cod. civ. trovano applicazione con riguardo alle sole ipotesi di pattuizioni originariamente usurarie..”.

Ne conviene che nel caso esaminato il contratto sottoposto al vaglio della Suprema Corte prevedeva pattuizioni che, secondo la normativa al tempo in vigore, non erano illecite e, dunque, non sarebbe da considerarsi usurario il contratto.

La legittimità iniziale del tasso convenzionalmente pattuito spiega la sua efficacia per tutta la durata del contratto nonostante l’eventuale sopravvenuta disposizione imperativa che per una frazione o per tutta la durata del contratto successiva al suo sorgere ne rilevi la natura usuraria a partire da quel momento in poi.

Questo orientamento trova conferma anche da una recente pronuncia della Corte di Cassazione (n.801/2016) che espressamente sancisce l’inapplicabilità del divieto di contabilizzazione anatocistica alle pattuizioni sorte anteriormente all’entrata in vigore della legge 108/1996.

Questa opzione interpretativa sebbene ragionevole e coerente con il quadro normativo e giurisprudenziale si scontra con un filone interpretativo che è opportuno richiamare in questa sede. Il rilievo critico sollevato da questo speculare filone interpretativo attiene essenzialmente alla circostanza (evidenziata dalla sent. Corte di Cassazione n.17150 del 17/08/2016) secondo cui le norme che prevedono la nullità dei patti contrattuali che determinano la misura degli interessi in tassi usurari, pur non essendo retroattive, comportano l’inefficacia “ex nunc” delle clausole dei contratti conclusi prima della loro entrata in vigore. Ciò in forza del semplice rilievo, operabile anche d’ufficio dal Giudice, che il rapporto giuridico non si era ancora esaurito.

La questione è di particolare interesse e ad avviso del Collegio il radicale contrasto deve necessariamente essere risolto dalle Sezioni Unite. Ecco perché il procedimento viene trasmesso al Primo presidente per l’eventuale rimessione alle Sezioni Unite civili.

Scarica qui la sentenza esplicata nei passaggi fondamentali Corte di Cassazione n. 2484 del 31.01.2017