E’ ancora valido il criterio aritmetico delle dosi giornaliere per l’aggravante dell’ingente quantità di sostanze stupefacenti.

Può essere considerata ancora valida la metodica del multiplo della dose giornaliera per il riconoscimento dell’aggravante dell’ingente quantità.

E’ questa la soluzione avallata dalla Corte di Cassazione nella recente sentenza 47978/2016 (qui scaricabile esplicata nei passaggi fondamentali corte-di-cassazione-sentenza-47978-del-2016).

Nel caso di specie gli imputati impugnavano la pronuncia della Corte di Appello di Milano che aveva riconosciuto l’aggravante dell’ingente quantità di sostanza stupefacente avvalendosi del criterio, a parere dei ricorrenti anacronistico, del multiplo della dose giornaliera.

Il t.u. stupefacenti è stato profondamente inciso dalla pronuncia della Consulta 32/2014 che, dichiarando l’illegittimità costituzionale della legge Fini-Giovanardi, ha ripristinato la precedente normativa (Jervolino-Vassalli) con la relativa distinzione tra droghe leggere e pesanti. Successivamente il d.l. 36/2014 ha modificato il sistema tabellare delle sostanze stupefacenti.

Per l’effetto, giurisprudenza e dottrina si sono interrogate in ordine alla possibilità di continuare ad applicare la metodica del multiplo della dose giornaliera per il riconoscimento dell’aggravante dell’ingente quantità ex art. 80 d.p.r. 309/90, così come stabilito dalla Corte di Cassazione a SS.UU. nel 2012 (sent. Biondi).

Al riguardo si contendono il campo due impostazioni.

Un primo orientamento giurisprudenziale riconosce l’anacronisticità del criterio aritmetico delle dosi giornaliere. La modifica del sistema tabellare impone una rivalutazione dell’impostazione avallata dalle SS.UU. Biondi. In tal senso cfr. sentenza 1609/2016 con il relativo commento al seguente link http://easyius.it/stupefacenti-nuovi-parametri-per-laggravante-di-ingente-quantita-cassazione-n-16092016/.

Si oppone a tale ricostruzione un diverso orientamento che, partendo dalla reintroduzione della nozione di quantità massima detenibile nell’art. 75, comma I bis, d.P.R. 309/90, riconosce piena validità alla modulazione aritmetica delle dosi giornaliere.

In tale panorama giurisprudenziale si innesta la pronuncia 47978/2016. La Corte di Cassazione afferma che il criterio aritmetico è ancora pienamente valido.

Tre sono gli argomenti a supporto di tale impostazione:

  1. la sentenza della Consulta 32/2014 dichiara l’illegittimità della Fini-Giovanardi per ragioni procedurali senza discostarsi dalla ratio legis della suddetta normativa;
  2. la modifica del sistema tabellare non ha inciso sui parametri quali-quantitativi su cui si fonda la pronuncia delle SS.UU. Biondi;
  3. la reintroduzione del massimo di sostanza detenibile.

Sennonché, precisa la Corte, con riferimento alle droghe leggere – e all’hashish nel caso di specie – è necessario rivedere il criterio aritmetico avallato dalla sentenza Biondi a seguito dell’annullamento del d.m. 1 agosto 2014 ad opera del Tar Lazio (sentenza 2487/2007). Il succitato d.m. aveva elevato la dose giornaliera andando a modificare il precedente d.m. 11 aprile 2006.

Per effetto della pronuncia caducatoria del tar Lazio bisogna rimodulare la quota di 2000 dosi giornaliere come limite per il riconoscimento dell’aggravante. La sentenza del giudice amministrativo, infatti, ha ridotto, in generale, il quantitativo di principio giornaliero massimo relativamente alla detenzione di droghe leggere, dimezzandolo nel caso specifico dell’hashish.

Ne deriva che per rispettare e rendere omogeneo il criterio aritmetico delle 2000 dosi giornaliere a seguito della pronuncia del tar Lazio il principio attivo di sostanza stupefacente “deve essere necessariamente pari al doppio di quello da essa (erroneamente) indicato e dunque a 4.000 (e non 2.000) volte il quantitativo di principio attivo che può essere detenuto in un giorno”.