Ambito applicativo del reato di inquinamento ambientale.

La sentenza della Corte di Cassazione 46170/2016 (qui scaricabile esplicata nei passaggi fondamentali corte-di-cassazione-46170-del-2016) si segnala per essere tra le prime pronunce della giurisprudenza di legittimità che si soffermano sull’esegesi del reato di inquinamento ambientale di cui all’art. 452-bis c.p.

Tale norma reprime la condotta di colui che abusivamente compromette o deteriora in maniera significativa e misurabile l’ambiente.

In via preliminare il Supremo Collegio si interroga sul significato dell’abusività dell’azione. Sul punto, richiamando l’art. 260 d.lgs. 152/06 – che disciplina il traffico illecito di rifiuti nel codice dell’ambiente – e adeguandolo alla fattispecie oggetto di analisi, la Corte qualifica come abusiva la condotta posta in essere in violazione delle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni. Ne deriva che è da considerarsi abusiva non solo l’azione realizzata in assenza di autorizzazioni ma anche quella posta in essere con autorizzazioni scadute o palesemente illegittime.

Le stesse valutazioni, precisa la Corte, non possono essere adottate con riferimento alla componente oggettiva del reato di inquinamento ambientale. Nell’interpretazione delle condotte di compromissione o deterioramento “non è rilevante […] l’utilizzazione del medesimo termine [inquinamento ambientale] nel d.lgs. 152/06”. L’inquinamento ambientale che si esplicita nella compromissione o deterioramento ex art. 452-bis c.p. è utilizzato in un contesto e con finalità diverse rispetto a quanto si verifica nel codice dell’ambiente.

L’utilizzo della disgiunzione “o” tra la compromissione e il deterioramento esprime una diversità ontologica tra le due condotte. Deterioramento e compromissione sono due fattispecie autonome che indicano rispettivamente uno squilibrio strutturale e funzionale nell’ecosistema.

L’irreversibilità del fenomeno inquinante non connota il reato di cui all’art. 452-bis c.p., bensì traccia il discrimen tra quest’ultima ipotesi delittuosa e quella del disastro ambientale ex art.  452-quater c.p.

Le condotte testè esaminate intanto assumono rilevanza penale in quanto siano significative e misurabili. Al riguardo il Supremo Consesso, richiamando l’esegesi dell’art. 300 del codice dell’ambiente, puntualizza che la condotta è significativa se denota una certa incisività e rilevanza, mentre, è misurabile se è quantitativamente o oggettivamente apprezzabile.

La valutazione di significatività e misurabilità della condotta non è  veicolata da alcun parametro. Ciononostante, la Corte di Cassazione afferma che l’eventuale sussistenza di parametri nella disciplina di settore può supportare l’interprete nel giudizio, fornendo un “elemento concreto di giudizio”.